Disagio e salute mentale nei migranti

UlisseL’emigrazione implica una frattura, un distacco; significa abbandonare, andare via, lasciare un involucro protettivo, la Patria, e dirigersi altrove. L’altrove è un luogo lontano dai suoni, dagli odori, dalle sensazioni che costituiscono le prime tracce su cui si è stabilito un codice di funzionamento psichico. Significa trovarsi a metà strada tra due culture, «strappare le proprie radici dalla terra d’origine, cercando un modo di trapiantarsi nella nuova terra, con la necessità di non rinunciare a se stessi, alla propria identità» (Mazzetti, 1996). Un fenomeno di tale portata comporta l’attraversamento di determinati percorsi psichici e anche di possibili manifestazioni di disagio. I soggetti che arrivano da noi sono in genere persone che nel loro paese hanno lottato a lungo contro una dittatura, o contro una situazione politica che li privava di ogni libertà; che hanno visto scomparire compagni, familiari o hanno subito loro stessi ingiustizie e violenze per aver protestato. Quello che si va cercando è un posto dove si vedano i propri diritti rispettati, in cui la propria identità e autonomia vengano accolte senza pregiudizi. L'obiettivo del seminario sarà analizzare le  conseguenze traumatiche che un percorso migratorio forzato produce su un soggetto e quali siano le strategie d’intervento possibili per favorirne l’integrazione sociale.
  
Dr.ssa Claudia Notari
 
Il seminario si terrà venerdì 12-06-2015, ore 15.00-18.00,  presso la sede dellI.R.E.P., Via Piave, 7 Roma.
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